Un orto per la scuola, un orto per la vita

Orto Scuole1Inizia un nuovo anno di incontri nelle Scuole. Seguo diversi progetti di orticoltura biologica con bimbi di Scuole dell’Infanzia e Primarie e ragazzi delle Scuole Secondarie. Dove già presente parto dall’orto che c’è per farlo crescere e sviluppare, trasformarlo in un orto-giardino, un angolo del giardino scolastico che abbia delle caratteristiche tutte particolari, un suo profumo e suoi colori. Altre volte si tratta di crearlo insieme con loro. In ogni caso il mio intento è quello di dare vita a un luogo speciale che i ragazzi imparino a riconoscere e apprezzare. Da questo fazzoletto di terra, infatti, mi propongo insieme ai loro insegnanti… già, che cosa voglio da questi incontri? che cosa mi propongo di fare con questi ragazzi?

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Dunque, che imparino a coltivare un orto dalla A alla Z? che riconoscano a colpo d’occhio le differenze fra un cespo di radicchio e uno di scarola? Anche, forse. L’altro giorno di sicuro hanno apprezzato la differenza che corre fra una manciata di chicchi di frumento e una manciata di grani di segale: questi più secchi e asciutti, di un color grigio-verde e come… più austeri e seriosi! quelli, dorati e panciuti, e come… luminosi e ridenti! Poi li hanno anche “affidati” alla terra col gesto sicuro del seminatore “a spaglio”, un gesto ancestrale che hanno subito riconosciuto e cominciato a padroneggiare con soddisfazione dopo qualche tentativo iniziale. E già si erano preparati il “letto di semina”, lavorando e affinando il terreno delle aiuole con successive lavorazioni manuali. Hanno appreso a impugnare e maneggiare semplici attrezzi agricoli che sono essi pure patrimonio dell’umanità: la vanga e il badile, la zappa e il rastrello…

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Voglio farne dei contadini provetti? Certo, può essere che qualcuno di loro si appassionerà a questa attività. Una bimba delle Scuole Primarie un giorno mi disse: “Io voglio fare il tuo lavoro!” Chissà, dopo un anno passato a scaldarci i muscoli insieme, lavorando le aiuole, e a scaldarci il cuore osservando quel che succede nell’orto, ascoltando le storie che riposano incantate in un seme che dorme, in una foglia che cade, nella terra che canta, qualcuno potrà rimanere affascinato dalle trasformazioni di questo pezzo del loro giardino e scegliere, molti anni dopo, una professione dove contano parimenti l’osservazione scientifica e il senso estetico. Certamente questi orti, curati da loro stessi e da alcuni volontari della scuola, diventano per loro dei luoghi reali, ricchi di stimoli e sollecitazioni significative.

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Tante volte si tratta di angoli del giardino dimenticati e lasciati a se stessi che, attraverso l’intervento di progettazione partecipata e realizzazione dell’orto, acquistano nuova vita e un’identità più definita. Le forme e i materiali impiegati variano a seconda del carattere del luogo e delle disponibilità. Spesso un singolo elemento, un albero – o la copertura di un tombino! – diventano il cardine intorno al quale far ruotare tutta la composizione. Così sono nati l’Orto-tondo e l’Orto-serpente; l’Orto-ventaglio e l’Orto-bandiera. Un ampio spazio lo dedico sempre a “casa base”,  un punto di ritrovo da dove partire con le attività e concluderle, spesso in un grande cerchio all’interno del quale condividiamo i nostri accordi e propositi, i successi e le delusioni, le scoperte e gli incontri fatti nel tempo che trascorriamo insieme.

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Infatti appena cominciamo a dedicare impegno ed energie – e anche coraggio e fantasia! – nella coltivazione di un luogo prima trascurato subito si presentano e vengono a trovarci nuovi ospiti che prima difficilmente trovavano motivi d’interesse per farci visita. Può trattarsi di un picchio e un cardellino, di un bombo e una vespina dalla vita stretta, api e lombrichi, farfalle in abbondanza! Ma arrivano anche i commessi della scuola che raccontano dell’orto giù al paese, la cuoca in cerca di un po’ di rosmarino e il Preside che si ricorda di una storia, di un canto, di quando era bambino, sulla scia del nome di un fiore.

Orto Ventaglio 3Ecco, è proprio questo il mio proposito quando incontro i ragazzi nell’orto. Che tornino a sperimentare azioni ricche di senso, che imparino ad osservare, nel suo divenire, il frutto del loro impegno e del loro lavoro; che scoprano, che possano toccare con mano, come le loro azioni sono importanti, hanno delle conseguenze, comportano delle ricadute nello spazio che li circonda, per loro e per tutti quegli esseri viventi che quello spazio, quel giardino, condividono e abitano insieme a loro. E poi anche a questo: che abbiano l’occasione di incontrare un adulto, degli adulti appassionati del loro mestiere, qualcuno che sia in grado di riversare intorno a sé e trasfondere nei loro cuori calore e entusiasmo per quello che fa e amore per la bellezza che ci circonda. Fare così dell’orto un luogo di socialità, d’incontro e scambio fra di loro coetanei e con adulti appartenenti all’istituzione scolastica ed esterni ad essa, volontari del quartiere, nonni della scuola e professionisti dedicati a un progetto.